Il 2018 annus horribilis per l’Artico

Quest’anno le temperature di superficie del continente artico hanno continuato a crescere circa due volte più velocemente di quanto è avvenuto nel resto del pianeta. Il 2018 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Artico e l’ultimo di un quinquennio record che dal 2014 ha visto innalzarsi le temperature anno dopo anno.

Molti ricorderanno le immagini passate durante i telegiornali nazionali dell’orso polare che non riesce a trovare cibo nel pack. Si è parlato anche di atti di cannibalismo tra gli orsi, ridotti alla fame. Purtroppo si tratta di immagini sempre più frequenti, in quanto al Circolo Polare Artico le temperature stanno cambiando e il 2018 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Artico dal 1900 (da quando, cioè, si effettuano le misurazioni) e l’ultimo di un quinquennio record che dal 2014 ha visto innalzarsi le temperature anno dopo anno. Questo è uno dei dati riportati dall’Arctic Report Card 2018, il rapporto annuale del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA), l’ente americano per le ricerche su atmosfera e oceani. Il report ricorda anche che i cambiamenti nell’Artico non sono circoscritti a quell’area, ma stanno causando eventi climatici estremi in altre parti del mondo e stanno inficiando la fauna locale (con una continua diminuzione di caribù e renne, la cui popolazione è passata da 4,7 milioni a 2.1 milioni in questi anni, pari al 56% di esemplari in meno). E, ancora, il riscaldamento delle acque artiche porta alla crescita di alghe che possono essere tossiche per gli animali e per l’uomo.

La riduzione dei ghiacci artici

Quest’anno le temperature di superficie del continente artico hanno continuato a crescere circa due volte più velocemente di quanto è avvenuto nel resto del pianeta. La grande ondata di freddo che ha interessato l’Europa nel febbraio/marzo scorso non deve trarre in inganno: anzi, essa è frutto proprio di questo riscaldamento, che ha spostato le masse di aria fredda più a sud.

Ma di chi è la colpa di questo riscaldamento? Si tratta forse di un fatto naturale, di un cambiamento che la Terra ha deciso di fare? Certamente no. L’uomo è responsabile di questo. Già nel 2017 almeno una dozzina degli eventi più estremi registrati (che sono diventati, peraltro, sempre più disastrosi) erano stati segnalati come causati dall’uomo, secondo la Società Meteorologica Americana.

Un’altra grave emergenza è data dal fatto che nel Mar Glaciale Artico cresce l’inquinamento da microplastiche. Addirittura, ci sono più microplastiche lì che nelle acque di tutti gli oceani, causando gravi danni agli uccelli marini e alla vita acquatica.

Al rapporto 2018 hanno collaborato oltre 80 scienziati da 12 Paesi i quali hanno sottolineato come i cambiamenti dovuti al riscaldamento terrestre provocano eventi inaspettati. D’altra parte ormai ce ne stiamo rendendo conto tutti. In Italia il clima è diverso da quello a cui eravamo abituati fino a qualche tempo fa, e la violenza degli eventi meteo attuale non era prima conosciuta.

Come se non bastasse, si stanno ritirando i ghiacci e resta scoperta un’area di Mare Artico sempre più grande. Nel 2018 la regione artica ha avuto la seconda più bassa copertura di ghiacci. Per ora resiste il ghiaccio più vecchio e più spesso, ma fino a quando? Così si espande anche la tundra e si riducono le precipitazioni nevose. Il che può essere piacevole alle nostre latitudini, ma al Polo Nord – e in tutto il pianeta – significa disastro ambientale.

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Post Author: crueltyfree

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