Caporalato, migranti e pomodoro rosso sangue

Tutti noi, come consumatori, siamo contenti di risparmiare. Ma cosa si nasconde dietro quel risparmio, ormai iniziamo a saperlo e non è giusto continuare a far finta di nulla. Dopo le manifestazioni a Foggia per i braccianti migranti morti sulle strade della raccolta dei pomodori, occorre una più ferrea presa di coscienza e di posizione.

Dopo i tragici eventi degli ultimi giorni, con la morte in due distinti incidenti di sedici braccianti impiegati nelle campagne del foggiano, il mondo dell’associazionismo e i sindacati hanno protestato oggi a Foggia in due manifestazioni: una marcia in partenza dalle campagne di San Severo per giungere nel capoluogo e l’altra in città. La richiesta dei manifestanti è la fine dello sfruttamento, al grido di “Basta morti sul lavoro”. Numerosi i migranti che hanno preso parte all’iniziativa così come i cittadini italiani.

Le due tragedie dei giorni scorsi, che hanno mobilitato anche il mondo politico portando a Foggia il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, spingono ancora una volta a riflettere su una realtà che quotidianamente ignoriamo ma che è più vicina di quanto immaginiamo. Coinvolge le nostre vite, fino in fondo.

Tutti noi siamo consumatori. Tutti noi, ogni giorno, almeno quanti vivono entro una certa fascia di benessere, acquistano cibo, crudo o cotto, sfuso o confezionato. Spesso, quasi sempre, senza pensare a che cosa si sta comprando. Quando un prodotto costa molto poco siamo contenti. Siamo contenti perché risparmiamo, e di questi tempi a chi non fa comodo risparmiare? In realtà dentro quel risparmio, ormai lo sappiamo e non possiamo più far finta che non sia così, ci sono costi altissimi, costi umani. Nella vicenda dei braccianti stranieri c’è molto di più che delle morti sul lavoro, c’è anche la nostra vita, il nostro quotidiano. I migranti non sono morti solo perché stipati nel furgone di un caporale o perché il loro mezzo ha sbandato o tamponato perché qualcuno era troppo stanco o perché non rispettava il codice della strada. Questo può interessare umanamente, ma purtroppo è drammaticamente vero che le disgrazie accadono, anche qualora le regole siano rispettate (ma certo, molto ridotte dall’applicazione delle stesse). Quando però si dice basta allo sfruttamento, basta alle morti sul lavoro, il grido non deve restare sospeso nell’aria dei cortei e delle manifestazioni ma deve concretizzarsi in acquisti consapevoli. In un sistema di mercato noi siamo quelli davvero potenti: il prodotto che costa poco è allettante, ma chiediamoci: è allettante che il rosso di quel pomodoro sia anche rosso sangue? Probabilmente al consumatore quello stesso prodotto costerà qualche centesimo in più, ma non vale forse la pena boicottare ciò che non garantisce una filiera etica in nome di un bene più grande?

Il beneficio forse non sembrerà immediato, ma nel lungo termine premierà tutti. Una società sana passa anche attraverso condizioni lavorative e di vita sicure e soddisfacenti per tutti.

E una società in cui raccogliere il pomodoro porta nelle tasche di chi lo fa solo un euro a quintale non è una società sana, ma una società inevitabilmente collusa con le mafie, con il caporalato, con tutto un sistema che non vede esseri umani in chi si affatica nei campi ma solo macchine da produzione.

La Capitanata soffre purtroppo di questo fra tanti problemi: non si fa sistema, non si fa filiera, si lavora al ribasso, si vende al rialzo. Scarsa è la solidarietà e grande l’interesse a sfruttare il più possibile. Non c’è pacchia per alcun lavoratore stagionale dei campi, per lo meno in molte realtà, italiano o straniero che sia.

Nessuno sciopero e nessuna manifestazione riporterà in vita quelle sedici persone, né le restituirà ai loro cari. Facciamo sì però che questi incidenti servano a riaccendere i riflettori su una ferita che è aperta e sanguina continuamente nell’agricoltura italiana, nell’intero mondo del lavoro italiano.

 

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Post Author: crueltyfree

1 thought on “Caporalato, migranti e pomodoro rosso sangue

    Janabope

    (marzo 18, 2020 - 11:12 am)

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