Dipingere con “Colori dolenti” per cercare il proprio riscatto

Torna l’esposizione “Colori dolenti” che mette in mostra opere realizzate dai detenuti del carcere di massima sicurezza di Rebibbia. Perché la capacità di creare è vita, anche dentro una prigione.

La bellezza nasce dove meno te l’aspetti. Anche nel braccio di massima sicurezza di un carcere. A Rebibbia nove detenuti hanno dipinto e messo in mostra i loro quadri, nell’esposizione intitolata “I colori dolenti”. Il laboratorio di cui sono frutto queste opere è nato nel 2015, proprio su richiesta dei detenuti stessi. Non tutti sono artisti, anzi, alcuni hanno messo mano a pennelli e tele per la prima volta. L’arte è un modo per ricominciare: a vivere, a sognare. A essere persone migliori.

Non a caso l’idea è nata proprio dopo un altro laboratorio artistico, quello di teatro. E’ vero, i carcerati – tranne casi di errori giudiziari – sono in cella perché hanno sbagliato. Alcuni di grosso. Per alcuni non sono aperte nemmeno le porte del perdono umano, oltre a quelle del carcere. Eppure la creatività è un modo per scoprire che si può essere persone al di là dei propri sbagli personali. La cucina vegan, ad esempio, con il progetto “Etica & Gusto in carcere” elaborato dalla Dott.ssa Tiziana Annicchiarico, di cui abbiamo già avuto modo di parlare. In quell’occasione le detenute della Casa circondariale di Bari hanno potuto imparare il senso della compassione. E quanto serve, la compassione, in carcere.

Tutti possiamo sbagliare. Senza buonismi, senza giustificazioni, dobbiamo però ricordare che non nasciamo tutti uguali. Non sempre chi sbaglia è cattivo dentro, magari non ha trovato le persone giuste, oppure proviene da un ambiente famigliare malsano, o ancora ha scelto i suoi errori, e poi li ha pagati. Per questo in Italia il carcere ha fine non punitivo, ma rieducativo.

Non è la prima di queste mostre che vengono realizzate a Rebibbia, ci sono state altre edizioni in passato con lo stesso titolo. Il laboratorio di pittura, evidentemente, riscuote successo. E speriamo che la bellezza non resti solo nei quadri ma che ciascun uomo, libero o detenuto, colpevole o innocente, possa imparare a riconoscere quella che si porta dentro, troppo spesso offuscata dall’esistere.

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Post Author: crueltyfree

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