Contadini del terzo millennio

Se la parola d’ordine della postcontemporaneità è “tecnologia”, sono sempre più, in Italia, le persone (soprattutto giovani) che decidono di ritornare alla terra. Contadini 2.0 e 3.0, istruiti, con la voglia di un’agricoltura nuova, sostenibile e innovativa.

Se la parola d’ordine della postcontemporaneità è “tecnologia”, sono sempre più, in Italia, le persone (soprattutto giovani) che decidono di ritornare alla terra. Contadini 2.0 e 3.0, istruiti, con la voglia di un’agricoltura nuova, sostenibile e innovativa.

C’è da dire: per fortuna. L’agricoltura è una delle sfide del nuovo millennio: non basta coltivare; bisogna farlo bene. Dove per “bene” si intende non solo con la capacità che solo un contadino esperto ha, ma in accordo con i ritmi di un pianeta sempre più sfruttato. Laddove la concimazione chimica ha fatto danni enormi, occorre tornare a concimazioni sostenibili. Dove l’agricoltura (e con essa l’allevamento) ha impoverito il terreno, occorre restituire fertilità. Occorre anche tornare a fare rete, nell’era del Web. Quella vera però, quella delle comunità rurali solidali, non quella virtuale. I nuovi contadini sono però in gran parte nativi digitali o nati a cavallo con l’introduzione dei nuovi media, pertanto anche Internet la fa da padrone nelle loro attività: vendono tramite e-commerce, fanno consegne a domicilio tramite app.

Se anticamente la vita contadina era apprezzata, si pensi alle opere latine di contenuto agreste, alle Georgiche, alla poesia bucolica, ai trattati sull’agricoltura, c’è stato un tempo in cui la figura del contadino era sinonimo di povertà, veniva disprezzata dai “signori”. Nel Medioevo, lo sappiamo, erano servi della gleba, legati al feudo e al padrone, alla stregua di schiavi. Vivevano al limite della sussistenza. Il contadino era sempre sottoposto al rischio di perdere il raccolto e quindi di cadere in miseria. Ma tutto è cambiato nell’ultimo secolo, e tutto sta cambiando. L’agricoltura è ben lungi dall’essere un mondo statico, non lo è mai stato. Le conquiste sono state sempre presenti nella sua lunga evoluzione. E chi riteneva che il contadino fosse ormai una figura marginale, ha dovuto ricredersi. Si pensava che le macchine potessero far tutto, ma stiamo vedendo i risultati di un’agricoltura su larga scala senza contadini. E loro sono tornati, in grande stile.

A volte si tratta di persone che entrano per la prima volta in questo mondo, sempre più spesso sono giovani che hanno ereditato aziende di famiglia e sono riusciti anche a renderle migliori: quando la tradizione si unisce con la creatività giovanile i risultati possono essere eccellenti. Sempre più spesso queste aziende guardano non ad un’agricoltura globale, di larga scala, ma a al comparto locale, vuoi per gli aspetti economici, vuoi per il desiderio genuino di un’agricoltura diversa, che guardi all’uomo e all’ecologia. A questo si accompagna il recupero della bio e dell’agridiversità, di tecniche contadine di una volta, il ritorno a colture cadute in disuso come i grani antichi, il coltivare al passo con i ritmi della natura più che delle serre. Green sta diventando un po’ ovunque la parola d’ordine, e sarebbe un paradosso se ciò non avvenisse proprio nel settore verde per eccellenza. Una nuova Rivoluzione Verde? E’ presto per dirlo. Considerati anche i frutti, non sempre sani, di tale rivoluzione, speriamo sì che una nuova Rivoluzione Verde vi sia, ma stavolta davvero in linea con il suo nome.

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Post Author: crueltyfree

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