Falcone e Borsellino, molto più che memoria

Venticinque anni fa moriva il giudice Borsellino e ancora tanti sono i punti oscuri della vicenda che lo ha indissolubilmente legato al destino di Giovanni Falcone. Più che mai, la memoria non deve restare solo commemorazione.

Totò Riina chiede di poter trascorrere quel che gli resta da vivere a casa, poiché gravemente malato, ma i giudici rifiutano la sua richiesta nello stesso giorno in cui, venticinque anni fa, il giudice Paolo Borsellino veniva ucciso a Palermo insieme alla sua scorta. Venticinque anni di misteri tutti italiani, un tunnel buio in cui le indagini ancora non riescono a illuminare ogni angolo. Sono stati fatti nomi, emesse condanne. Il boss di Cosa Nostra è in carcere e dai colloqui con la moglie si evince che non si pentirà mai.

Venticinque anni sembrano tanti, ma non sono abbastanza per trovare tutti i colpevoli. Falcone sosteneva che, qualora fosse stato ucciso, non sarebbe stata solo colpa della mafia. E anche Riina sostiene che gli autori di quella strage, anche solo morali, vanno cercati anche fuori dalla criminalità organizzata.

Venticinque anni sembrano pochi per smettere di continuare a commemorare. In queste due date – 23 maggio e 19 luglio – c’è qualcosa che non si deve e non si può dimenticare. C’è il sacrificio di due eroi, prima di tutto. Quanto ci sembrano grandi Falcone e Borsellino rispetto ai giudici di Bari che nel 1969 assolsero i 64 imputati corleonesi dopo che al presidente della Corte d’assise venne recapitato un messaggio intimidatorio che recitava così: “Voi baresi non avete capito o, per meglio dire, non volete capire cosa significa Corleone. Voi state giudicando degli onesti galantuomini, che i carabinieri e la polizia hanno denunciato per capriccio. Noi vi vogliamo avvertire che se un galantuomo di Corleone sarà  condannato, voi salterete in aria, sarete distrutti, sarete scannati come pure i vostri familiari. A voi ora non resta che essere giudiziosi“. Certo, non si può entrare nel merito di ciò che significhi essere vittima di una intimidazione mafiosa e non si può giudicare chi si trova a esserlo, ma chissà quante cose sarebbero state diverse se lo Stato non si fosse piegato alla mafia. Falcone e Borsellino sarebbero ancora tra noi? E’ plausibile.

Che cosa c’è che non si può dimenticare di questi eventi, oltre al sacrificio di due uomini, che abbiamo definito e che in tanti definiscono eroi ma che in fondo sono stati padri di famiglia, lavoratori, cittadini né più, né meno di tanti altri, né più e né meno dei magistrati baresi? In questa memoria c’è l’infinita grandezza del valore altissimo dell’onestà, della coerenza, della lotta a ciò che è male, a ciò che in Italia troppo spesso ha immobilizzato e ancora immobilizza persone, coscienze, economie, sviluppo, città, territori, menti, cuori, anime. C’è un pezzo, enorme, della storia italiana, molto più esteso cronologicamente parlando di quanto è successo in quei giorni e in quegli anni; c’è l’Italia con il cancro che si porta dentro sin dalle origini, c’è uno Stato che non ha sempre il coraggio di essere tale, ci sono persone che non hanno ancora compreso qual è la dignità dell’essere uomini.

Ci sono anche gli incendi di questi giorni, la morte di fuoco che passa sopra qualsiasi essere vivente senza distinzione.

C’è la necessità di riflettere sul perché tutto il Paese, dopo le stragi e dopo le bombe, non si sia riversato nelle strade per dire che non c’è spazio per nessuna mafia e non solo a Palermo, non solo in Sicilia, che la mafia non è questione di criminali, latitanti e tribunali e giudici più o meno coraggiosi, ma è questione di tutti, un affare da cui nessuno può sentirsi escluso perché lei non si preclude niente.

C’è l’obbligo morale e la necessità reale di non pensare che Falcone e Borsellino siano il simbolo di una opposizione da ricordare tra la primavera e l’estate di ogni anno, ma un modus vivendi e una forma mentis che devono diventare parte di ogni cittadino di questa penisola. C’è il dovere di non far dimenticare alle giovani generazioni sempre più ripiegate su cellulari e social chi siano e che cosa hanno fatto e ancora continuano a fare per questo Paese Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

In questa memoria, allora, c’è molto di più del ricordo. C’è tutto un sistema di vita da costruire e da rafforzare, nella speranza che, passata la generazione dei boss di Capaci e via D’Amelio, si possa mettere la parola fine a un racconto macabro, triste e meschino in cui troppi si sono immedesimati così tanto fino a diventare in grado di uccidere, torturare, sciogliere bambini nell’acido.

E’ vero che è felice quel popolo che non ha bisogno di eroi. Noi, nostro malgrado, ne abbiamo ben due.

Please follow and like us:

Post Author: crueltyfree

3 thoughts on “Falcone e Borsellino, molto più che memoria

    Janabope

    (marzo 30, 2020 - 5:05 pm)

    Registro De Propecia [url=https://apcialisle.com/#]buy cialis without prescription[/url] Overnight Meds Online when will cialis go generic Sinusitis Treatment Amoxicillin

    Janabope

    (aprile 2, 2020 - 8:25 pm)

    Rx Costomer [url=https://buyciallisonline.com/#]Cialis[/url] Comparatif Viagra Tadalafil Levitra Cialis No Prescription Canadian Pharmacy

    Skislok

    (giugno 10, 2020 - 5:01 am)

    Cephalexin 500mg Cap Lup [url=https://abuycialisb.com/]buy generic cialis online safely[/url] Viagra O Levitra Cialis Cialis Tadalafil 5 Mg

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *