Land grabbing, terre strappate a chi non può ribellarsi

L’accaparramento di terre, il land grabbing, interessa soprattutto Africa subsahariana, Sud America e Sudest asiatico, dove le tutele verso la popolazione locale sono più deboli.

Avete mai sentito parlare di land grabbing? Ormai è un termine entrato a far parte del vocabolario di quanti si interessano di questioni socio-economiche internazionali. Si tratta di un’azione talora ai limiti della legalità (ma ovviamente consentita dagli Stati), che consiste nella vendita a privati di terreni considerati inutilizzati senza il consenso di quanti vi abitano o che li utilizzano. L’accaparramento di terre (questo il significato del termine inglese) interessa soprattutto il Sud del mondo, dove non esistono tutele, dove la gente è più debole e abbandonata a sé stessa. Queste persone non di rado, oltre a non poterli più utilizzare per il proprio sostentamento, non possono più risiedere in quei territori e sono costrette a emigrare, ridotte alla fame. L’agricoltura, soprattutto se di sussistenza, non dappertutto è come la conosciamo qui in Europa, dove c’è un proprietario terriero che fa coltivare le proprie terre. In molti paesi i terreni (come d’altra parte avveniva anche qui alle nostre latitudini fino a qualche secolo fa) sono di uso comune e vi sussistono diritti consuetudinari.

Se Stati Uniti e Regno Unito sono tra i principali attori del land grabbing, un ruolo emergente lo sta avendo la Cina, soprattutto in Africa. Ma non bisogna dimenticare fenomeni di land grabbing su scala più piccola, come avviene in area israelo-palestinese.

Circa 80 milioni di ettari sarebbero stati interessati, nel periodo in cui l’accaparramento ha avuto il suo exploit, da questo fenomeno, secondo dati della Land Deal Politics Initiative. Protagonisti di queste acquisizioni sono talora governi e generalmente multinazionali, come la Monsanto.

L’agricoltura su larga scala è spesso a monocoltura, e questo oltre a costituire un pericolo (diversificare dovrebbe essere l’imperativo di una sana agricoltura) porta anche problemi ambientali legali all’impoverimento della terra. I terreni agricoli poi non sempre vengono usati per coltivarvi derrate alimentari, ma vegetali utili al biodiesel, rendendo ancor più grave il fenomeno della fame endemica nei paesi sottosviluppati. Infatti le colture installate sono per lo più canna da zucchero e simili. A denunciare il land grabbing, che è cresciuto in maniera esponenziale nell’ultimo decennio a causa della crisi agricola del 2007-2008, sono molte organizzazioni tra cui Oxfam. Se dunque da un lato la presenza di investitori stranieri potrebbe costituire un vantaggio per le popolazioni locali, con la creazione di posti di lavoro, la realizzazione di infrastrutture e lo sviluppo che ne consegue, nei fatti non sempre le cose stanno così. Talvolta anche il turismo è causa di land grabbing: si comprano terre per creare Resort, o parchi per i turisti stranieri.  In un’epoca di liberismo portato ai suoi estremi, il profitto è il primo motore di ogni investimento.

 

 

 

 

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Post Author: crueltyfree

2 thoughts on “Land grabbing, terre strappate a chi non può ribellarsi

    Stepgoomy

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