Pixar, festa romana per le sue prime trenta candeline

Giunge a Roma la mostra per i 30 anni della Pixar. Una ricca esposizione di opere per entrare nell’universo tridimensionale dell’azienda che ha fatto la rivoluzione dell’animazione.

In 30 anni se ne possono fare di cose e la Pixar, leader dell’animazione 3d, ne ha fatte tantissime. Dai primi lavori degli anni ’70 e ’80 alle grandi produzioni del terzo millennio, ha creato capolavori che sono entrati nell’immaginario di grandi e piccini. Oggi non è più sola nel settore, ma è grazie ad essa che sono stati messi a punto gli standard della produzione cinematografica in tre dimensioni. Suo, ad esempio, è il software Render Man, sviluppato dai suoi dipendenti. Le sfide che l’animazione 3d ha dovuto affrontare dalla sua nascita sono state molte e notevoli: rendere somiglianti superfici come la plastica è relativamente semplice, mentre perché si potessero avere pellicce e capelli realistici ci sono voluti anni. La grafica tridimensionale fa progressi anche grazie alla ricerca costante di sviluppatori informatici, e lo fa nei più svariati campi permettendo applicazioni che possono tornare utili in tanti settori, ad esempio quello della medicina. In questo caso, però, parliamo di sogni, sogni fatti di bit e pixel, motion graphics e visual effects che sono in mostra a Roma, a Palazzo delle Esposizioni, fino al 20 gennaio 2019 in occasione del trentennale della casa di animazione.

Una preoccupazione pressoché onnipresente per gli artisti Pixar è rendere il mondo che metteranno sullo schermo credibile. Pesci che parlano, supereroi con superpoteri, automobili dotate di vita propria, diventano perfettamente plausibili per lo spettatore proprio perché non gli viene data l’impressione di entrare in un universo finto. Disegnatori e animatori studiano per anni quello che poi andranno a realizzare. Si pensi al movimento di una persona o di un animale, ad esempio un cavallo: questo non viene reso senza cognizione di causa, anzi, addirittura si studia il movimento di ciascun singolo muscolo prima di realizzare l’animazione finita.

E ancora, studi di luci, di atmosfere, di colori… Nulla viene tralasciato. Nel caso di Coco, ad esempio, poiché si parla di una particolare cultura – quella Messicana – non sono mancati antropologi e mediatori culturali a coadiuvare i realizzatori del lungometraggio.

L’esibizione raccoglie oltre 400 tra disegni, studi e sculture in resina. Un’occasione per vedere da vicino come si lavora a quello che spesso, troppo frettolosamente, viene liquidato come un “cartone animato, roba da bambini”, e come dietro ad esso in realtà ci sono maestranze artistiche di altissimo livello.

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Post Author: crueltyfree

2 thoughts on “Pixar, festa romana per le sue prime trenta candeline

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