Un terrorismo che agisce anche quando non c’è

Il terrorismo sta cambiando la percezione del vivere quotidiano, tanto che subito il pensiero corre ad esso in caso di allarme imprevisto.

Migliaia di persone stanno guardano in piazza la partita Juventus – Real Madrid. Cardiff e Torino legate dal filo del tifo. All’improvviso un rumore di petardi e la folla che inizia a tentare di disperdersi, in preda al panico. In realtà è difficile scappar via da piazza San Carlo: c’è troppa gente, molti vengono calpestati, la balaustra di un sottopassaggio cede sotto il peso di chi tenta di scavalcarla. Non è successo niente, nessun allarme terrorismo come praticamente tutti avevano temuto, ma ci sono tantissimi feriti e alcuni sono gravi; tra questi un bambino di 7 anni, con trauma cranico e toracico. Le ferite sono dovute in gran parte ai cocci di bottiglie di vetro che si sono sparsi nella piazza e ci si chiede che cosa ci facciano lì, visto che erano state vietate categoricamente. Un esempio di quanto essere civili sia importante, anche per i motivi più impensabili.

Nel frattempo a Londra l’attentato avviene davvero, con un camioncino che nel centro della città si butta a velocità sulla folla e da cui poi escono dei pazzi a sgozzare persone: in sette ci rimettono la vita.

Quello che è successo a Torino purtroppo non rappresenta un episodio in cui, in fondo, “tutto è bene quel che finisce bene”. E’ invece la rappresentazione di un malessere collettivo latente, in cui la tensione è alta nonostante la normalità, nonostante la gente si riunisce giustamente nei luoghi pubblici senza troppo pensare alle conseguenze.

Un evento che fa riflettere perché forse i morti e i feriti, pur così eloquenti, pur così strazianti, sono solo la punta dell’iceberg di una strategia che ieri ha mostrato di avere successo. In qualsiasi situazione in cui si sentano degli spari la gente è portata a correr via, a fuggire. Ma il pensiero di tutti ieri è corso subito al terrorismo, al Bataclan, a Nizza.

Facciamo bene a mantenere la quotidianità di sempre. A uscire, a riunirci, a incontrarci. Eppure siamo sempre sotto lo scacco di un nervosismo che ci accompagna senza che nemmeno ce ne accorgiamo, una risposta a uno stress continuativo con il quale stiamo imparando a convivere.

Che cosa bisogna fare, allora? Qual è la strategia da adottare per non chiuderci in casa, ma anche per non essere inutilmente leggeri, ignorando il problema? Bisogna continuare come stiamo facendo adesso, uscire, vivere. Bisogna avere giustamente paura, ma solo al momento opportuno, perché la paura è una strategia difensiva che spesso salva la vita. Quella vita che, in fondo, è un rischio continuo di cui questo terrorismo non è che un altro dei fattori. Certo, più eclatante, più scenografico e purtroppo in grado di mietere vittime in maniera estensiva e indiscriminata. E’ un peccato che quanto accaduto ieri a Torino faccia sentire ancor più forti quanti hanno invece operato davvero a Londra. Non possiamo far altro, è uno scotto da pagare per mantenere la libertà, la normalità, la spensieratezza. Proprio queste sono la nostra maggior forza: il terrorismo passerà, come sono passati tanti terrorismi nel corso del tempo; l’essere umano resterà.

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Post Author: crueltyfree

3 thoughts on “Un terrorismo che agisce anche quando non c’è

    Janabope

    (marzo 26, 2020 - 1:08 am)

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