Vegani, parenti e pranzi delle feste

Arrivano le feste e la gogna famigliare per molti vegani. Che cosa si celerà mai dietro questo vero e proprio razzismo che i fautori della scelta veg sono costretti a subire?

Arrivano le feste di Natale e per molti (anche se purtroppo il numero di persone sole sembra in crescita) i pantagruelici pranzi e cene con i parenti. In queste situazioni di festa potrebbe accentuarsi una problematica che molti vegani vivono, quella di sentirsi oggetto di esclusione o di scherno da parte di chi non ne comprende la scelta.

Anche alcune ricerche accademiche hanno accertato che vegani e vegetariani sono esposti a rischio di esclusione sociale, al pari di altri gruppi come ad esempio gli afroamericani. Insomma, altro che veg estremisti, esiste un vero e proprio razzismo ai danni dei malcapitati mangiatori di verdure. C’è da chiedersi come mai i vegani sembrino avere tanti nemici.

La risposta potrebbe essere semplice: pigrizia. Il vegano è generalmente una persona che, con la sua sola presenza, ricorda agli altri quante poche responsabilità si prendano riguardo a tematiche come sofferenza animale, salvaguardia ambientale, etica. E siccome sono tematiche che ci riguardano tutti e su cui davvero non si può restare indifferenti, su cui il pungolo della coscienza si fa sentire per quanto la si voglia mettere a tacere, ecco che è meglio zittire i vegani – e con essi la coscienza – piuttosto che assumersi responsabilità che avrebbero come conseguenza quella di mettere in discussione un intero stile di vita. Vita comoda, vita quotidiana che non aggiunge pensieri a quelli – tanti, lo sappiamo – che si hanno già.

Eppure proprio tutti questi pensieri sarebbero mitigati da un’adozione di massa di un lifestyle senza crudeltà. Tutti si pongono il problema di che cosa stia diventando la nostra società (quanto meno su argomenti come precarietà del lavoro e del benessere), pochi si domandano quali siano le cause. Che, evidentemente, vanno cercate proprio nel problema stesso: se si continua a vivere come se nulla fosse, come se nulla importasse, come si può pretendere di avere una società sana, di avere aziende che non sfruttano i dipendenti, di avere governi che non vedono i cittadini solo come servi per pagare gli stipendi di chi è al potere piuttosto che come esseri umani al servizio dei quali lavorare, per migliorarne le condizioni di vita?

Se si continuano a guardare gli animali come oggetti, le persone come oggetti, la vita tutta come un continuo usa e getta, è poi possibile lamentarsene?

Domande retoriche, ovviamente.

Domande che hanno risposte che però non è bello sentire, men che meno al pranzo di Natale. Ma si spera che l’esempio silenzioso di portare in tavola cibi pieni d’amore e non di crudeltà possa alla lunga scalfire le coscienze. Al netto di domande inopportune, conclusioni inconcludenti, appelli a forme di rispetto reciproco piuttosto opinabili. D’altronde, nessuno aveva detto che sarebbe stato facile. A dimostrazione che essere vegan non è moda. E’ coscienza.

 

 

 

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Post Author: crueltyfree

1 thought on “Vegani, parenti e pranzi delle feste

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    (luglio 6, 2020 - 10:00 pm)

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